Ad ogni uccello la sua malattia

parrot sickNelle nostre case e nei nostri allevamenti ci sono molte specie di uccelli, di diversa provenienza geografica e con anatomia e fisiologia molto peculiari.
E’ una pessima abitudine italiana quella di non specializzarsi in un solo genere (es. solo Amazzoni, solo Cocorite, solo Canarini, ecc) ma di farsi attrarre da molti tipi di uccelli, spesso diversissimi tra loro. Questo fenomeno porta con sé molti problemi.

Il primo è di natura sanitaria e corrisponde al rischio che alcune specie di uccelli veicolino malattie ad un’altra senza manifestarne i sintomi e ammalarsi.

Il secondo è un abnorme spreco di tempo e risorse economiche nell’acquisto di materiale e prodotti diversi per ogni specie di uccello allevata. Spesso l’allevatore poco accorto fa una media e cerca una soluzione di attrezzature e alimentazione che soddisfi un po’ tutti, così facendo invece non soddisfa le esigenze di nessun animale !!!

Il terzo è che non specializzandosi non si arriva mai ad una approfondita conoscenza degli animali, si resta un allevatore generico che non conosce le esigenze e le peculiarità di ogni singolo animale ma si tende ad allevarli tutti nello stesso modo, al massimo con piccoli accorgimenti nella miscela delle sementi o nella dimensione della gabbia.

In realtà un allevatore scrupoloso deve passare molto temo sui libri, sulle riviste specialistiche e su internet per acquisire quante più informazioni possibili sulla specie allevata e dedicarsi durante tutta la vita di allevatore all’aggiornamento continua ed a confronto con i colleghi Allevatori ed i Veterinari aviari.

La causa di questa seppur parziale selettività nell’insorgenza delle malattie va ricercata fondamentalmente nella non corretta alimentazione, alloggio e selezione.

Per non corretto si intende la non corrispondenza tra condizioni di allevamento di cattività e quelle che sono presenti in natura.

Per fare alcuni esempi dovrebbe essere logico che se in natura un pappagallo si alimenta di frutta, bacche e insetti, una alimentazione a base di semi oleaginosi come il girasole non potrà che causare gravissimi danni alla sua salute. Questo naturalmente sarà un problema più sentito da pappagalli frugivori/nettarivori rispetto a pappagalli granivori.

Un uccello che in natura voli per svariati chilometri al giorno per spostarsi dalle zone di foraggiamento a quelle di riposo notturno risentirà più di altri della permanenza in gabbie di dimensioni molto piccole.

Una selezione che premi solo il colore del piumaggio o posizioni arcuate sul posatoio e non tenga conto della rusticità del ceppo e della sua fertilità metterà a repentaglio la salute generale di quella razza di canarino.

Facciamo quindi nel dettaglio una carrellata di malattie con le specie e razze nella qualli più facilmente si possono ritrovare. La lista non vuole essere esaustiva di tutte le malattie ma solo delle più conosciute e descritte. La attribuzione di una malattia ad una razza/specie sta ad indicare solo la maggior incidenza nella razza/specie in questione e non la specie/specificità della stessa.

Le specie/razze sono state sottolineate in modo che gli allevatori possano trovare velocemente gli animali di loro interesse.

Pappagalli:

E’ ben noto che le Amazzoni e certi Cacatua soffrano più di altri pappagalli di problemi di obesità e di lipoma, ovvero di tumori del tessuto adiposo. Sarà quindi necessario bilanciare accuratamente la quantità di grassi nell’alimentazione, aumentare la possibilità di esercizio fisico e fare esaminare ad un Veterinario specializzato in patologia aviare ogni massa anomale che si renda evidente nel loro corpo.

I Cacatua sono animali dal carattere molto particolare, affettuosissimi animali da compagnia, sono capaci di attacchi aggressivi di inaudita violenza. Ben noti i problemi di uccisione dei maschi a carico delle loro compagne. Frequenti anche i prolassi cloacali. Sono inoltre particolarmente sensibili al Circovirus responsabile dalla Pbfd.

Le Ara al contrario tollerano grandi quantità di grassi nella dieta. I principali problemi sono relativi ai lumps (spec. Ara Ararauna) delle penne delle ali e una certa predisposizione ad ammalarsi di infezioni ricorrenti nelle Ibridi tra Ara diverse forse per una deficit del loro sistema immunitario.
Particolare sensibilità hanno questi animali per la Proventricolite dilatativa (Pdd) di probabile origine virale (Paramixovirus?).

Le Calopsitte sono particolarmente predisposte ad infezione a carico di Guardia spp., un parassita pericoloso anche per la possibile trasmissione all’uomo. Solitamente si manifesta con problemi digerenti come diarrea e feci scure, ma è possibile che crei anche ipofertilità nei riproduttori.

I Lori e Loricoli sono particolarmente soggetti a malattie nutrizionali e patologie del fegato (emocromatosi, lipidosi epatica, ecc.). Questo è molto probabilmente legato alla non corretta conoscenza o alla non facile riproducibilità della alimentazione che in natura consumano questi splendidi e coloratissimi uccelli data da polline e nettare di fiori tropicali.

I Neophema sono molto stress-sensibili e sono soggetti a lipotimie improvvise (svenimenti) e morti improvvise a seguito di manipolazioni ed esposizione a rumori improvvisi.

Gli Agapornis sono soggetti come i pappagalli di maggiori dimensioni (Cenerino, Cacatua, Ara, ecc) alla autodeplumazioni di origine psicogena, ovvero di strappano le penne in risposta a cause comportamentali e di disagio psichico.

Sempre gli Agapornis, così come gli Ondulati e la Calopsitte possono spesso comportarsi da portatori asintomatici di virus letali per i pappagalli più delicati come il Circovirus della Pbfd (Malattia del becco e delle penne) e del Poliomavirus (Malattia emorragica virale).
Negli Agapornis, anche allevati in casa come pet-bird è frequente la ritenzione di uovo.

Gli Ondulati (Melopsitacus ondulatus) sono pappagalli che più di altri producono masse tumorali in età adulta/anziana. Frequenti le neoplasie renali ed epatiche, possono essere rinvenute masse anche sulle ali e sul becco. Non vanno confuse con masse tumorali le croste deformanti che spesso questa specie sviluppa attorno al becco a seguito dell’infestazione da rogna knemidocoptica.

Il pappagallo Cenerino (Psittacus erithacus) ed i pappagalli del genere Poicephalus sono molto predisposti alla sindrome da carenza di calcio. Questa si manifesta con tremori muscolari, debolezza ed incoordinazione degli arti fino alla impossibilità di stazionare sul posatoio.

Dei Pappagalli dei fichi si conoscono la genetica tendenza alla carenza di vitamina K, indispensabile per la coagulazione del sangue. Se questa non viene supplementata gli animali possono andare incontro ad emorragie anche imponenti.

Fringillidi:

canCanarini: sono molto soggetti alla Colibacillosi (malattia del “nido bagnato” o “della canarina sudata”), malattia batterica polifattoriale spesso mortale per i piccoli ancora nel nido. Sembra responsabili insieme al Circovirus del famigerato “puntino nero”. Ancora molto diffusa nei canarini la Megabatteriosi (Micosi 80 o Macrorabdiosi) che causa un dimagramento cronico che porta l’animale a morire quando oramai ha perso tutta la massa muscolare pettorale. Abbastanza frequente la rogna delle zampe che diventano molto squamose e dolenti.

Canarini Crest e Norwich ed Arricciati pesanti soffrono frequentemente di cataratta giovanile (cecità, “occhio bianco”) con possibile perdita quasi totale della visione. I soggetti vanno esclusi dalla riproduzione per la ereditabilità della patologia.

Canarini Lizard, problemi digerenti di origine non sempre chiara e forse non ancora ben indagata.

Canarini a fattore bianco hanno un deficit di produzione epatica di vitamina A.Va supplementeta nella dieta. Spesso le diluizioni del piumaggio nelle diverse specie si accompagnano a deficit enzimatici del fegato che non codificano solo per la produzione di pigmenti coloranti ma anche per altre molecole indispensabili alla salute degli animali!

Diamanti di Gould soggetti delicati per definizione i Gould soffrono di carenti cure parentali che obbligano molti allevatori a ricorrere alle balie. Soffrono di acariasi respiratoria (acari della trachea) che sembrano così diffusi anche tra i soggetti in natura da essere causa del declino della popolazione selvatica. Ben nota la Coclosomiasi se baliati con Passere del Giappone.

Fringillidi indigeni e spinus soffrono al pari dei canarini di Colibacillosi e Megabatteriosi, ma a dispetto di questi sono più inclini ad ammalarsi di malattie protozoarie come le coccidiosi intestinali e sistemiche (Atoxoplasmosi, Lankesterella) che possono se non diagnosticate e curate causare grande mortalità in allevamento specie tra i soggetti giovani in muta.

Altri:

finch sickLe Maine, già citate per la Emocromatosi (malattia da accumulo di ferro nel fegato) sono anche soggette all’Epilessia idiopatica (“mal del caduto”) che seppur non pericolosa per l’animale è molto angosciante da vedere per il proprietario perchè consiste in un temporaneo stato comatoso durante il quale l’animale staziona sul fondo della gabbia e sembra essere sul punto di morire.

Tordi e richiami sono stati oggetti di studio dall’Istituto Zooprofilattico Legnaro da parte della dr.ssa Dania Bilato e del dr. Salvatore Catania per una malattia della quale poco si conosceva sulla causa ma che uccideva moltissimi soggetti con l’arrivo dei primi caldi e delle zanzare. Il responsabile isolato è un Plasmodio come quello che nell’uomo causa la Malaria, lo studio ha isolato infatti Aegyptianella spp. in Turdus pilaris (Cesena).
Sempre in questi animali sono frequenti infestazioni da parassiti intestinali (sia vermi sia coccidi) e filariosi sistemiche. Non di rado possono presentare infezioni profonde delle zampe.

Nei Piccioni Viaggiatori ed Ornamentali sono frequenti la patologie protozoarie come le coccidiosi intestinali e la tricomoniasi del gozzo (“cancro del gozzo”). Ancora in uso antiche e sbagliatissime pratiche dei cosìdetti “trattamenti a calendario”, ovvero di farmaci che vengono dati a cadenze fisse senza una diagnosi e senza che l’animale dimostri sintomi, con il solo intento di prevenire le malattie. Solo le vaccinazioni hanno il magico potere di prevenire le malattie, i farmaci non lo hanno! Inoltre dandoli a caso si creano resistenza batteriche e minor efficacia dei farmaci.

Nei Falchi ed in generale nei Rapaci ci sono delle malattie abbastanza peculiari e che più raramente troviamo negli altri generi di uccelli da allevamento. Per la loro facoltà di volare in libertà si fratturano più di altri ed hanno bisogno quindi di interventi ortopedici. Comuni anche i traumi oculistici, specie tra i soggetti selvatici recuperati. Il Bumblefoot (pododermatite podale) è una malattia della pianta del piede molto frequente e che va prevenuta con posatoi adeguati ed un esercizio al volo continuo degli animali. L’Aspergillosi, ovvero la crescita di funghi nelle cavità polmonari e dei sacchi aerei è una delle malattie più temute dal falconiere, specialmente nei Girfalchi e solo ibridi che ne sono particolarmente predisposti.

Queste e molte altre malattie sono frequenti nei nostri amati volatili. Solo la conoscenza di queste malattie e la voglia di prevenirle può aumentare il senso di benessere e le performance riproduttive dei nostri volatili.

Articolo originale www.veterinaricasalesulsile.com per gentile concessione del

dr. Diego Cattarossi
Medico Veterinario accreditato Fnovi per la cura degli animali esotici, DVM, PhD

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Adozione di un Pappagallo, le regole base da conoscere pre-adozione

Dott. Diego CattarossiAdottare un pappagallo è una esperienza straordinaria perchè permette di creare un’amicizia unica ed intensissima con un animale per molti aspetti molto simile a noi.

Da molti anni si conoscono le capacità mentali dei pappagalli, che nelle specie di granivori di grossa taglia sono riconducibile a quelle di un bambino di 3-4 anni per molti aspetti cognitivi.

Di seguito vengono elencate alcune semplici ma preziose regole da conoscere e seguire per evitare spiacevoli inconvenienti quando si porta a casa un giovane pappagallo.

Gabbia ed attrezzature:

La gabbia deve essere spaziosa, prodotta con materiali non tossici e che non si scrostino. Le pappagalliere migliori sono le gabbie in acciaio o in ferro verniciato.
Il fondo deve essere fornito di griglia che separi il pappagallo dalle proprie feci, e sotto la griglia è sufficiente mettere un foglio di carta di giornale da cambiare ogni giorno.
Le aperture della gabbia devono essere chiuse con un lucchetto quando non ci siamo per impedire al pappagallo di uscire in nostra assenza dalla gabbia: gli incidenti che possono capitare ad un volatile incustodito e libero di girare per casa sono infatti numerosi e quasi sempre poco piacevoli.
I posatoi sono molto importanti: devono essere di diverso diametro e sezione, ad esempio uno a sezione rettangolare ed uno a sezione sferica. In questo modo il pappagallo può allenare zampe e dita, in natura i rami non sono tutti uguali!
I posatoi e le pareti della gabbia vanno ispezionati tutti i giorni; eventuali incrostazioni di feci o residui di cibo dovranno essere immediatamente tolti per procedere alla pulizia dei posatoi stessi con acqua e sapone neutro.
Il materiale migliore è il legno, anche se spesso i pappagalli si divertono a rosicchiarlo.
Il posatoio deve essere circondato dalle dita per 2/3, in modo che il pappagallo non chiuda mai del tutto le dita, con il rischio di ferirsi con le sua stesse unghie.
I posatoi devono essere tra loro sfasati in modo che non possa defecare su quello sottostante stando su quello sopra. I posatoi devono essere posti sufficientemente lontani dalle pareti della gabbia per evitare che la coda si rovini sulle sbarre.
Le ciotole dell’acqua e del cibo devono essere in acciaio inossidabile e devono essere messe in alto in modo che i volatili non possano defecarci dentro.
Giochi e trespoli sono molto graditi ai pappagalli. Anche legnetti freschi con le foglie di piante non tossiche sono un ottimo diversivo per i nostri pappagalli, che li distruggeranno con molta soddisfazione riducendoli in segatura.
Le uscite fuori dalla gabbia devono essere quotidiane: esse sono il momento in cui è possibile far volare il nostro amico, giocare con lui e stabilire un corretto rapporto. Devono però sempre avvenire sotto stretto controllo del proprietario per evitare che si facciano male ed ingeriscano materiale tossico.

Norme di buona salute:

Tenere la gabbia del pappagallo nella zona più frequentata della casa perché possa sentirsi parte della famiglia umana è cosa molto importate. Bisogna però garantire alcune condizioni essenziali: l’igiene dell’aria (meglio non in cucina quando si fa da mangiare), un periodo adeguato di riposo di 11-12 ore al giorno, in zona buia e silenziosa senza alcun disturbo. E’ importante che il pappagallo abbia la sua zona per dormire, in natura i pappagalli dormono in posti diversi da dove mangiano e giocano. Una piccola stanzetta come un tinello andrà benissimo.
Il pappagallo deve avere accesso ogni giorno all’acqua per lavarsi oltreché per bere: alcuni soggetti, appena si fornisce un sottovaso con dell’acqua, vi si tuffano dentro per lavarsi, mentre altri vanno incentivati spruzzandoli con uno spruzzino di acqua tiepida.
E’ buona norma permettere ai pappagalli di esporsi al sole diretto nelle giornate calde, proteggendoli dalle correnti di aria per esempio mettendo una coperta attorno alla gabbia. Va messa una copertura che permetta di creare un angolo di ombra se l’animale avrà troppo caldo. Se l’animale ha le penne delle ali tagliate può essere accompagnato libero in giardino e messo su un albero perchè prenda aria e giochi.

Alimentazione:

I pappagalli hanno esigenze diverse e vanno studiati i fabbisogni delle diverse specie.
In generale un pappagallo granivori di medie-grandi dimensioni necessita di:
– L’acqua fresca deve essere cambiate tutte le mattine, meglio 2 volte al giorno nelle giornata calde. Massima attenzione va posta nella pulizia del beverino.
– Un miscuglio di sementi con cerali e leguminose. I semi oleaginosi devono essere presenti in piccola quantità con l’eccezione di soggetti che stiano fuori in inverno
– Frutta e verdura di stagione servita a macedonia in pezzetti il mattino e la sera tutti i giorni. Dopo poche ore i residui vanno buttati perché ammuffiscono.
– Un pastoncino all’uovo tipo quello per canarini può essere dato 2 volte al settimana con integrazione di vitamine e minerali
– I minestroni, il riso e la pasta bolliti senza sale e senza condimenti sono ottimi alimenti. Il pane integrale e i biscotti possono essere dati. La frutta secca è un lecornia e va data con parsimonia ad esempio come premio se si comporta bene.

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Alimentazione “allo stecco” dei pappagalli nidiacei

allevare allo steccoL’allevamento dei pappagalli non ancora svezzati dai genitori da parte dell’uomo, così detto allevamento “allo stecco”, è pratica sempre più diffusa tra gli allevatori di psittacidi.Viene definita “allo stecco” perchè tradizionalmente ci si serviva di un bastoncino di legno per portare il cibo nel becco dei piccoli pappagalli (definiti pullus).

Questa tecnica permette di avere soggetti imprintati, quindi particolarmente tranquilli ed affiatati nei confronti della specie umana, … ma ci sono molte cose da conoscere per non commettere gravi errori!

La maggior parte di questi Psittacidi allevati a mano finisce nelle case dei privati per diventare un animale da compagnia, i cosi detti “pet birds”.

Altre volte l’allevamento a mano ha la funzione di aumentare il tasso riproduttivo della coppia, sia nel caso di specie rare in natura, sia per specie di particolare valore economico.

Togliendo precocemente i piccoli infatti la coppia torna in amore e si prepara per un’altra nidiata. Contestualmente un bravo allevatore alleverà a mano i piccoli, riducendo di molto la percentuale di mortalità naturale dei primi mesi di vita avendoli costantemente sotto controllo.

E’ importante non improvvisarsi in quest’arte, che necessita di esperienza, studio delle esigenze delle diverse specie di pappagallo e specialmente molto tempo a disposizione.

Vediamo allora i punti cardine di questa pratica.

Bisogna creare un angolo, meglio se un’intera stanza, dedicata ai nostri pullus. Questa dev’essere calda ed asciutta, non vi devono essere sbalzi di temperatura ed umidità, non si devono fare rumori improvvisi e va mantenuta la massima pulizia ed igiene in tutto il locale. Il sistema immunitario dei nostri ospiti in questa fase è ancora molto rudimentale.

Come contenitore dei singoli soggetti ci sono diverse possibilità, in generale si usano scatole in cartone usa e getta o scatole di polistirolo che hanno il vantaggio di trattenere il calore del corpo del piccolo.

Il nido artificiale deve mimare quello che avrebbero in natura, deve quindi essere piccolo, chiuso e buio. Un fondo del nido poco ampio favorisce il corretto sviluppo degli arti e previene lo “splay legs”, ovvero la posizione patologica di “spaccata” con scorretta agolatura degli arti inferiori molto frequente in piccoli alloggiati male.

L’alimentazione è di fondamentale importanza, e per quando non vi siano ancora molti studi per le diverse specie, l’allevatore in questi anni è fortemente avantaggiato dall’imissione in commercio di molti preparati in polvere che basta sciogliere in acqua e servirli.

Ricordo che diverse specie di pappagallo mangano cibi specifici e molto diversi gli uni dagli altri.

Il metodo classico di somministrazione della pappetta così formata è tramite una siringa senz’ago che viene avvicinata al becco perchè l’animale possa liberamente deglutire la razione. Alcuni allevatori usano unna tecnica che non mi sento di suggerire ma che se eseguita correttamente non comporta solitamente alcun danno: attraverso una siringa con raccordato un tubicino di gomma che fanno passare per il becco aperto depositano direttamente il cibo nel gozzo degli animali.

E’ fondamentale che tra una razione e la successiva il gozzo degli animali si svuoti completamente, per evitare le pericolose fermentazioni batteriche e fungine.

Nelle prima settimane i piccoli sono miopi e molto paurosi. Muovetevi quindi con movimenti calmi e parlate con voce calma. Può essere molto utile per facilitare il rapporto futuro stare faccia a faccia con i propri pappagalli e parlare loro del più e del meno.

Fintanto che i piccoli non saranno completamente implumati, sarà necessario tenere la temperatura dell’ambiente puittosto alta, in natura infatti la coppia sfrutta la stagione estiva per riprodurre e passa molto tempo sopra i piccoli per scaldarli.

In prossimità del periodo dello svezzamento il pappagallini dovranno essere socializzati con le specie animali amiche (uomo, cani, gatti, altri uccelli, …) perchè imparino a conoscerle. Bisognerà far loro vedere molti oggetti di varie forme e colori perchè da grandi non abbiano paura ad ogni cambiamento dell’ambiente nel quale vivranno.

Conviene insegnar loro ad essere trattenuti tramite l’uso di un’asciugamani attorno al corpo, pratica che risulterà oltremodo utile per spostarli o per poterli visitare qualora si prsentasse la necessità.

Lo svezzamento dev’essere molto graduale e lento, per non creare traumi conviene continuare a dar loro alcune dosi di cibo anche quando ci sembra che mangino a sufficienza anche anche da soli. Questo li renderà molto più tranquilli e predisposti ad apprendere ed esplorare l’ambiente nel quale vivono.

Uno svezzamento troppo precoce o brusco può portare a dei problemi comportamentali: Cenerini fobici o urlatori cronici, Cacatua che si autodeplumano o con sindrome da prolasso della cloaca, Ara che se svezzate prima dei 6-9 mesi diventano ossessive nel cercare il cibo per tutta la vita.

L’alloggio ideale dei giovani in svezzamento è in prossimità di una finistra, con metà gabbia esposta per guardare fuori e metà coperta da un muro che li protegga se vogliono ripararsi da sguardi indiscreti.

Vanno rispettate le ore di sonno, che per le specie tropicali e neotropicali corrisponde a circa 12 ore di buio durante tutto l’anno.

La riduzione delle ore di buio per soggiorno obbligato in ambiente domestico con luce fino a mezzanotte comporta a sua volta problemi comportamentali come: ipersensibilità/ ipereccitabilità, urla eccessive, autodeplumazione.

Va da se che i piccoli vanno sempre stimolati con manipolazioni delicate e frequenti e vanno lasciati loro a disposizione dei giochi di legno come rametti freschi di piante non tossiche e non resinose.

Se l’animale viene tenuto libero nella stanza bisogna accertarsi che i vetri siano coperti dalle tende per evitare pericolosi urti.

Non tagliate le remiganti delle ali, limitatevi a confinare l’uccello in stanze sicure e lasciate che possa volare liberamente.

Buon lavoro.

 

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dr. Diego Cattarossi
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Semi

Anice

Anice
Anice

Pimpinella anisum

L’anice è una pianta annuale originaria dell’Egitto, oggi coltivata in tutto il mondo per il suo aroma e per le qualità medicinali. I semi di anice facilitano la digestione, ed hanno un’ azione eccitante.

Avena

Avena
Avena

Avena sativa

Seme farinaceo molto appetitoso con un alto contenuto di carboidrati 26% proteine 15,6% grassi 6,1% e sali minerali, quali: potassio, fosforo, magnesio, calcio, ferro e vitamine del gruppo B1 e B2. E’ ben gradita dagli uccelli, grazie al suo alto valore nutritivo è importante nella dieta giornaliera , ma va somministrato in piccole dosi per la sua scarsa digeribilità. E’ molto vantaggioso, utilizzare l’avena decorticata nell’alimentazione invernale ma un dosaggio elevato può provocare l’obesità. Continua a leggere Semi

Erbe prative per uccelli

Un alimento importante per la dieta dei nostri uccelli sono le erbe prative . Esse, sono degli ottimi integratori  di fibre, vitamine e di sali minerali . Per evitare che siano causa di problemi di salute,  è importante lavare le erbe prative raccolte ed asciugarle per bene.

Di seguito la descrizione e le proprietà di alcune delle più comuni  gradite ai fringillidi e tanti altri uccelli. Continua a leggere Erbe prative per uccelli

Alimentazione dei pappagalli

alimentaMolti sono gli errori che i proprietari di pappagalli come anche molti allevatori commettono nell’alimentazione dei loro animali.

Ecco alcuni appunti per chi volesse approfondire l’argomento.

L’alimentazione deve essere, composta da materie prime di qualità, da alimenti freschi puliti e ben conservati.

Mi riferisco in questi brevi appunti all’alimentazione della maggior parte dei pappagalli presenti nelle nostre case, dei cosiddetti granivori. Premetto che alcune specie (es: Lori, Pappagalli dei Fichi, …) possono avere un’alimentazione molto specifica, la cui trattazione esula dalle finalità di questo articolo.

Nell’alimentazione del tuo pappagallo non dovrebbero mai mancare: frutta e verdure fresche, di molti tipi diversi, cambiati frequentemente per evitare che deteriorino o ammuffiscano, semi magri e cereali, legumi cotti, prodotti di origine animale, come tarme o pezzetti di carne o formaggi ed estrusi/pellettati specifici per la specie in questione: salvo rarissime eccezioni vanno bene tutti i tipi di frutta e verdura, se freschi e non trattati con fitofarmaci. Variare usando frutta di stagione. Non usare prodotti in scatola, al limite prodotti surgelati. Alcuni frutti molto graditi e benefici possono essere: mela, pera, albicocche, pesche, prugne, ciliegie, mango (tutte senza nocciolo), melone, uva, banane, agrumi, kiwi, papaia, melograno, frutti di bosco (con i semi).

Semi germinati: sono un buon alimento ma molto rischioso! Bisogna infatti farli germogliare senza favorire la crescita di batteri e funghi. L’animale deve poi consumarli velocemente (entro 2 ore) perché non devono rimanere a lungo nella mangiatoia. Si possono far germinare: cereali integrali non decorticati, riso integrale, sesamo, girasole, lenticchie, fagioli adzuki, ceci, soia verde. Non usare semi in vendita per la semina, sono quasi sempre trattati! Per far germinare i semi si possono mettere a bagno con acqua pulita per mezza giornata, risciacquati, messi in una ciotola senz’acqua e risciacquati 3 volte a giorno. Servirli appena germogliano. Per evitare che si contaminino si possono risciacquare con acqua ed Amuchina o acqua e GSE (Estratto di Semi di Pompelmo Concentrato).

Cereali: grano, grano saraceno, miglio, avena, farro, frumento, orzo, bulgur, segale, quinoa, triticale, riso e pasta integrali. possono essere somministrati crudi, cotti o germinati. Farli bollire a fuoco basso per 15 minuti, poi lasciarli in acqua a fuoco spento per altri 10 minuti. Legumi: piselli e fagiolini possono essere dati crudi. Fagioli, ceci e soia devono essere bolliti. Se secchi tenerli a mollo in acqua 6 ore, farli bollire a fuoco basso per circa 45 minuti (la soia per 90 minuti).

Semi grassi: girasole, noci di Pecan e del Brasile, anacardi, pinoli, noccioline, arachidi sbucciate, mandorle,… insieme alla frutta secca rappresentano un gruppo di alimenti particolarmente calorici. I semi grassi contengono molti lipidi vegetali, la frutta secca contiene invece più zuccheri semplici. Vanno entrambi forniti in piccole quantità ed in particolari momenti dell’anno molto impegnativi come la riproduzione, lo svezzamento dei piccoli, inverni molto freddi per animali che vivono all’aperto, ecc.

Prodotti di origine animale: possono essere somministrati in piccole quantità: yogurt magro, formaggio invecchiato (tipo grana), uovo sodo (il tuorlo è ricchissimo di nutrienti), carne macinata, larve di insetti come le tarme della farina o del miele.

Fiori, boccioli, bacche: fiori di rosa, magnolia, agrumi, passiflora, melograno, gladioli, malaleuca, mimosa, ibiscus, grevillea, callistemon, eucalipto, banksia, borragine, calendula, tarassaco, nasturzio, garofano, lillà, salvia, violetta, caprifoglio, piracanta. Bacche di rosa, mirto, biancospino, eucalipto, baccelli delle mimose.

Grit: la maggior parte dei Pappagalli, ed in particolare tutti quelli che si nutrono prevalentemente di semi, necessitano di ingerire sassolini di piccole dimensioni per la miglior digestione dell’alimento a livello di stomaco muscolare. Questi, definiti grit, vanno forniti quotidianamente in piccole quantità. Ottimi quelli mescolati al guscio d’ostrica triturato ed arricchiti di sali minerali solubili.

Pappette calde: possono essere somministrate come premio nell’addestramento del pappagallo, possono essere usate come veicolo per somministrare farmaci o integratori alimentari come vitamine e minerali; quindi conviene abituare il pappagallo ad assumerne. Solitamente sono molto gradite perché ricordano il cibo rigurgitato dai genitori per nutrire i piccoli nel nido. Si possono preparare con semolino, purea di patate bollite, pasta o riso integrali, farina di banana, farina ai 5 cereali, con l’aggiunta di acqua calda o scaldando a bagnomaria. Se troppo dense si possono diluire con succhi di frutta o acqua, se troppo liquide si possono addensare con la farina di riso o mais. Attenzione, il microonde crea spot termici, cioè zone di pappa bollenti ed altre fredde, non va usato a meno di mescolare molto bene dopo averlo tolto dal forno. La temperatura ideale delle pappe è attorno ai 30°-35°, non superare i 40°-45°.

Pane per Pappagalli: vuoi fare in casa delle pagnotte di pane per i tuoi pappagalli? Eccoti la ricetta: (dose per 2 teglie da lasagne, possibile conservare in congelatore) prendere 100 gr di cereali interi (farro, grano, avena, segale, grano saraceno, orzo, triticale…) farli bollire in acqua a fuoco lento per 15 minuti spegnere il fuoco e lasciarli coperti per altri 10 minuti perché assorbano l’acqua preparare un impasto con: 1.2 Kg di farine integrali miste, 100 gr di soia o ceci, 100 gr di semi di sesamo, 200 gr di granella di nocciole noci o mandorle tritate, 100 gr di semi di zucca non salati e 150 gr di uva passa ammollata nell’acqua separatamente tritare e poi mescolare: 800 gr di carote pulite, 3 banane, 2 fette d’ananas, 1 papaia sbucciata, 1 peperoncino piccante, 1 peperone dolce frullare la frutta e la verdura con le farine ed i cereali bolliti; lavorare bene l’impasto finché si ottiene una consistenza pastosa. preparare le teglie con la carta da forno e versarci l’impasto scaldare il forno a 170°-180° cuocere al forno per 45 minuti a questo punto il nostro pane è pronto! Si può farlo raffreddare servire ai nostri beniamini o tagliarli a monodose e congelarlo per averlo sempre pronto.

Insalatone estive zucca a pezzettini con riso integrale, peperoncini rossi piccanti e fagioli fagioli bolliti, pastina e piselli crudi insalata di banana, arancia, mela e noci a pezzettini pane integrale abbrustolito (non carbonizzato!) e spezzettato, yogurt magro, frutta e carote grattugiate insalata di carote grattugiate, riso e peperoni dolci. Cibo molto appetibile: per le “fasi difficili”, come imbecco dei nidiacei, svezzamento dai genitori o malattie varie, nelle quali vogliamo invogliare i pappagalli a mangiare, vanno usati cibi particolarmente graditi come: germogli, pappe calde, mandorle, noci, sesamo, burro di arachidi, zuppe di cereali e legumi, estrusi bagnati con acqua e miele, frutta secca e pappe calde. Il cibo va poi reso più interessante mescolando tra loro più alimenti, di colori e consistenza diversa.

Miscele (proporzioni):

Pappagallini di taglia medio piccola: 30% scagliola, 50% miglio, 15% panico, 5% (massimo) semi grassi. Frutta e verdura a disposizione ogni giorno.
Pappagalli granivori di taglia grande: 30% legumi misti, 25% cereali misti, 25% verdure crude, 20% frutta.

Alimenti proibiti:

Cibi grassi (girasole, lardo, dolci,….) specialmente se diventa un’abitudine, cibi conditi: grasso, fritti, caramellati, cioccolata, caffè e tutti gli alimenti che contengono caffeina, sale e zucchero in eccesso alcolici latte, avocado, semi di ciliegie, albicocche, pesche e prugne, se ingeriti in grandi quantità, possono dare un avvelenamento da prodotti cianogenetici (produttori di cianuro)

Come convertire un mangiatore di semi di girasole in un pappagallo sano:

Spesso quando si acquista un pappagallo adulto, questi ha già preso la malsana abitudine di mangiare solo semi di girasole, o comunque presenta una dieta poco varia che consiste esclusivamente in semi conservati.
Come abituare il nostro pappagallo a mangiare quanto sopra riportato?
Sfruttiamo la sua naturale intelligenza e curiosità.
Il pappagallo è attratto dai colori! Creiamo quindi dei miscugli con più colori, con pezzetti di frutta e verdura di dimensioni diverse, con semi freschi di melone, papaia, peperone, agrumi, fichi, fichi d’india, melograni e frutti della passione (passiflora).
È normale che all’inizio possa avere paura del cibo nuovo, insistiamo ripresentandoglielo magari in forma diversa o in posti diversi della gabbia.
I germogli sono un ottimo alimento per convertire i pappagalli ad una sana alimentazione. Assumete il nuovo alimento davanti al pappagallo per stimolarlo ad emularvi, o mettetegli vicino dei cospecifici che mangino tutto quello che gli date.
Un altro metodo può essere quello di infilare dei semi di girasole in pezzetti di mela, banana o peperoni. Sarà così portato ad assaggiare anche il frutto. Munitevi di santa pazienza e non affamate il vostro beniamino, procedete sempre gradualmente e stuzzicate la sua curiosità. A volte possono essere necessari mesi, ma alla fine la vostra pazienza sarà premiata!

Diverse esigenze alimentari:

Amazzoni, Cacatua di taglia media e Pionus necessitano di una dieta povera di grassi (massimo 4%) per la loro predisposizione all’obesità ed ai lipomi. Per contro richiedono un maggior apporto proteico (18%) e di Vitamina A.

Ara e Cacatua di taglia grande necessitano di una dieta più ricca di grassi, con percentuali che nel periodo riproduttivo possono raggiungere il 15%.

Cenerino e Poicephalus sono soggetti a malattie da carenze di Calcio, che va sempre addizionato alla dieta in una forma che ne faciliti l’assorbimento.

Lori ed Ecletti necessitano di una dieta a base di polline e nettare. La percentuale di proteine dovrebbe essere attorno al 16%, i grassi non sopra il 6%. Il ferro dovrebbe essere bassissimo ed anche la vitamina C che ne favorisce l’assorbimento. Questo perché questi animali, al pari delle Maine e delle Vedove del Paradiso, sono predisposti ad una malattia da accumulo di ferro chiamata emosiderosi. I lori non dovrebbero mangiare semi, e la loro alimentazione deve essere a base di estrusi, polveri o pappete liquide ricostituite. Sono divoratori di fiori, germogli, frutta molto zuccherina e bacche. Molto importanti per la loro salute sono il fruttosio e l’arabinosio.

I Pappagalli dei Fichi e l’Ara Auricollis (Ara dal Collare) sono grandi consumatori di fichi selvatici. In cattività si possono somministrare fichi secchi ammollati nell’acqua. E’ necessaria l’aggiunta quotidiana di Vitamina K (tipo Konakion – roche) e di Zinco. Sono infatti soggetti a sindrome emorragica.

I Vasa sono ritenuti e più carnivori tra i pappagalli; a volte si nutrono anche di carogne. Nella loro dieta non deve mancare la carne, almeno 2-3 volte alla settimana

Articolo originale www.veterinaricasalesulsile.com per gentile concessione del

dr. Diego Cattarossi
Medico Veterinario accreditato Fnovi per la cura degli animali esotici, DVM, PhD

(https://www.facebook.com/esoticoachi)

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Gli acari negli uccelli, biologia e patologia di questi fastidiosi insetti.

acariLa presenza di acari in un allevamento aviario rappresenta una delle problematiche più comuni ma purtroppo anche più fastidiose che si possano riscontrare in un allevamento di uccelli ornamentali, in un negozio, in un garden.
In questo articolo abbiamo si raccolgono alcune informazione che pensiamo qualsiasi negoziante, allevatore o singolo appassionato detentore di uccelli ornamentali debba conoscere per fronteggiare senza paura una eventuale infestazione da acari.
Se è vero infatti che per molti di noi gli acari rappresentano un incubo nel quale non si vorrebbe mai dover ricadere, una corretta delle tecniche di prevenzione e terapia ci permetterà di tenere a bade questi ospiti sgraditi ma non invincibili.
Tutti gli allevatori di uccelli a scopi hobbistici (canaricoltori, allevatori di pappagalli, allevatori di turdidi, fringillidi, esotici, ecc.) così come chi gestisce negozi o esposizioni di uccelli prima o poi si trovano a dover combattere una battaglia contro questi fastidiosi parassiti. I negozi e garden vivono con molto frequenza questi problemi per il fatto che hanno un rapido turnover dei loto ospiti.
Proviamo a conoscere meglio questi inquilini indesiderati dei nostri aviari, con l’obbiettivo di mettere in atto strategie di lotta efficaci e risolutive.

Specie di Acari che possiamo trovare nei nostri aviari:

Partiamo dall’inizio e domandiamoci innanzitutto cosa sono gli acari? Sono dei piccoli insetti che vivono a discapito dei nostri amati uccelli, a volte nutrendosi del loro sangue, a volte utilizzandoli come “casa”, altre volte mangiando semplicemente la cheratina delle loro belle pene. Sono quindi dei parassiti che sfruttano i nostri uccelli per compiere una parte o tutto il loro ciclo vitale.
Parlando di acari è indispensabile fare immediatamente una suddivisione tra specie. Negli allevamenti di uccelli si possono isolare 4 differenti tipologie di acari: gli acari mallofagi (mangiatori delle penne e piume), gli acari ematofagi (mangiatori di sangue), gli acari che si annidano nell’apparato respiratorio e gli acari che causano patologie cutanee (gli acari della rogna).
Gli acari mallofagi sono sicuramente i più conosciuti da tutti gli allevatori.
Questi parassiti passano la loro vita sugli uccelli, nutrendosi delle piume o di parti di esse e causando notevoli fastidi agli animali. Vengono chiamati in gergo “bastoncini” perchè assomigliano proprio ad un piccoli vegetale appoggiato tra le piume.
Anche all’interno del gruppo degli acari mallofagi esistono più specie diverse per localizzazione sul corpo del malcapitato e potere patogeno sull’ospite. Gli acari del genere Syringophilus si annidano nel calamo delle penne nutrendosi di quest’ultime e svuotandole dall’interno. I mallofagi del genere Dermogliphus possono interessare anche le penne in accrescimento mentre il Glycyphagus domesticus è in grado di dare vita ad una forma di resistenza che può sopravvivere per mesi nella lettiera e riattivarsi quando le condizioni ambientali siano ottimali.
Gli acari mallofagi causano un notevole prurito agli uccelli, prurito che spesso porta a gravi fenomeni di autodeplumazione, con gli animali che si strappano spontaneamente gran parte delle penne e delle piume. Le parti più interessate dall’autodeplumazione sono le spalle (dove spesso arrivano a fare sanguinare la pelle con il loro becco) e le zone ventrali del petto e addome. Oltre al fastidio e l’autodeplumazione raramente i mallofagi possono causare gravi problematiche per la salute degli uccelli, ma non possono comunque essere sottovalutati, perché una grave infestazione da mallofagi è sempre legata a scarse condizioni igieniche dell’aviario.
A volte i mallofagi rappresentano solo la punta dell’iceberg perchè aumentano molto di numero in soggetti che sono ammalati o deboli per altre cause.
Al secondo posto in questa graduatoria dei “tristemente noti” troviamo sicuramente gli acari ematofagi, il famigerato acaro rosso.
In realtà il colore di questi acari in principio non sarebbe rosso ma grigiastro e assumono il colore rosso solo a seguito di una importante ingestione di sangue.
Gli acari ematofagi si nutrono del sangue degli uccelli e risultano molto pericolosi, soprattutto durante la stagione riproduttiva. Le due specie di acari ematofagi più diffuse sono il Dermanyssus gallinae (il più comune) e l’Ornithonyssus silviarum (meno diffuso). Questi due acari si differenziano per le abitudini di vita.
Il Dermanyssus si sposta sugli uccelli di notte, mentre rimane rintanato in anfratti ambientali durante il giorno (fondi delle gabbie, crepe sui muri, sottotetti in legno, nidi e tavole di legni, prese della luce, ecc.).
L’Ornithonyssus passa tutta la sua vita sul’animale nutrendosi 24 ore su 24 senza nessuna differenza tra ore di luce e ore di buio.
Il Dermanyssus è molto resistente nell’ambiente e può mantenersi in allevamento da una stagione all’altra nascondendosi in anfratti, posatoi cavi, mangiatoie, molle delle gabbie ecc. Entrambi questi acari sono molto fastidiosi per gli adulti ed un sintomo caratteristico è l’abbandono del nido da parte delle femmine (le femmine che “saltano fuori” dal nido come dicono gli allevatori). Ancora più pericolosi risultano essere questi parassiti per i nidiacei, che a seguito della loro suzione di sangue vanno incontro a grave anemia caratterizzata da pallore della cute ed inedia. I piccoli si presentano freddi, con pelle raggrinzita e mucose pallide bianco giallastre.
Sembra che i pullus non abbiano più sangue in circolo e spesso i malcapitati soccombono e vengono a morte.
Al terzo posto possiamo trovare gli acari della rogna, appartenenti al genere Knemidocoptes responsabili di gravi forme cutanee a carico di arti, becco e cera e cloaca in passeriformi e psittacidi spesso di piccoli dimensioni. Le Cocorite (Melopsittacus undulatus) sembrano essere particolarmente predisposte alla infezione sviluppando gravi deformazione della cera del bocce e del becco che cresce storto e in maniera abnorme.
Questi parassiti si rinvengono spesso in animali debilitati, stressati o comunque deboli. Si annidano nello strato corneo dell’epitelio nutrendosi di detriti cellulari causando una ipercheratosi che porta a deformazioni del becco e degli arti. Lesioni croniche e gravi possono condurre a morte l’animale per l’incapacità di nutrirsi o di muoversi. La femmina di Knemidocoptes scava sulle pelle delle vere e proprie gallerie utili per la deposizione delle sue uova. Le lesione osservate sulla cute con una lente di ingrandimento assomigliano proprio all’altro di una grotta e la pelle appare tutta bucherellata.
Ultimi ma non per importanza, conosciuti soprattutto dagli allevatori di estrildidi, troviamo gli acari che parassitano l’apparato respiratorio come lo Sternostoma tracheacolum.
Questi acari si annidano in tutto l’apparato respiratorio degli uccelli, dalla trachea fino ai sacchi aerei. La loro pericolosità è evidente, infatti possono portare a morte per asfissia gli uccelli parassitati a causa della grave infiammazione che evocano nel sito parassitato. I sintomi tipici sono la tosse, gli starnuti, il respiro gracchiante e la dispnea che si manifesta con il basculare della coda sincrono con gli atti respiratori.
Il sintomo più comunemente riportato dagli allevatori è la tosse serale, quando si spengono le luce in allevamento e l’allevatore sente alcuni soggetti che respirano in maniera rumorosa o cercano senza riuscire di “schiarirsi la voce”.
Questi ultimi acari parassitano principalmente gli estrildi ed i canarini, ma possono essere isolati anche negli psittacidi e nei fringillidi.

Causa di infestazione da acari:

Molto spesso gli allevatori sono convinti che la presenza di acari in allevamento sia strettamente legata all’attenzione all’igiene dell’aviario ma questo legame di causa effetto non è così forte come si pensa. Mentre per i mallofagi possiamo dire che l’igiene dell’allevamento è determinante nel favorire o inibire una infestazione parassitaria, per tutti gli altri acari è necessario fare un discorso a parte, in quanto le vie di contagio sono le medesime riscontrate nella maggior parte delle malattie a eziologica infettiva come nel caso di batteri o virus.
Gli acari vengono introdotti in allevamento con i nuovi acquisti, con gli animali che rientrano dalle fiere e dalle mostre e con l’ingresso in allevamento di eventuali uccelli o altri animali selvatici. In quest’ottica si evidenzia come la quarantena degli uccelli acquistati o di rientro dalle mostre sia fondamentale per prevenire l’introduzione in allevamento di sgraditi ospiti.
Durante il periodo di quarantena dei nuovi acquisti o di animali che tornano in allevamento dopo una mostra è indispensabile non solo verificare le perfette condizione di salute ma anche eseguire (sopratutto se lontani dalla stagione riproduttiva) un trattamento antiparassitario preventivo contro gli acari prima di reintrodurre il soggetto nell’aviario insieme tutti gli altri uccelli.
Spesso non ci si accorge della presenza degli acari fino alla stagione riproduttiva. Questo accade perché nel periodo invernale gli acari possono essere presenti in minima quantità sugli uccelli, e visto che il tasso di riproduzione dipende dalla temperatura ambientale, potrebbero volerci svariati mesi per raggiungere un livello di infestazione tale da essere apprezzabile ad occhio nudo. L’esistenza di una correlazione diretta tra temperatura e riproduzione degli acari spiega il fenomeno delle massive infestazioni riscontrate in periodi caldo umidi come la tarda primavera e l’estate. Gli acari riproducono bene in ambiente caldo e umido! Fanno più uova e queste si schiudono in un periodo di tempo inferiore!
Indipendentemente dal tipo di acari che affliggono un allevamento, quando compaiono chiari i sintomi dell’infestazione essa è già molto estesa e spesso difficile da gestire. Anche nella lotta alle malattie parassitarie è fondamentale la diagnosi precoce dell’infestazione in corso.

Diagnosi di acariasi:

L’infestazione da acari ematofagi può essere diagnosticata dal ritrovamento degli acari al di sotto dell’imbottitura dei nidi o all’interno dei posatoi di plastica cavi. Anche i sintomi nei nidiacei è molto suggestiva della presenza di acari succhiatori di sangue. Una tecnica molto utile per vedere l’acaro rosso è entrare in allevamento di notte (questo acaro teme la luce e si muove di notte) con una torcia luminosa molto forte e puntarla sui nidi. Gli acari in presenza di questa luce si immobilizzeranno senza possibilità di scappare (freezing) come fanno gli animali selvatici nel bosco quando vengono illuminati dai fanali delle nostra macchine. Avremo modo di renderci conto del numero approssimativo e dell’entità del’infestazione.
Per l’identificazione dei mallofagi è sufficiente far osservare al nostro veterinario di fiducia delle penne e delle piume al microscopio a 40-100 ingrandimenti per evidenziare gli acari stessi e le loro uova.
La diagnosi di rogna si fa attraverso l’osservazione a 40-100 ingrandimenti di raschiati cutanei di aree colpite da ipercheratosi dove si possono agevolmente isolare i parassiti adulti. Questa manovra consiste nel prelevare tramite il raschiamento profondo della zona interessata delle parti di pelle che viste al microscopio permettano di osservare l’acaro (spesso vivo ed in movimento) o le sue uova.
Questa manovra va fatta sempre da veterinari con specifica preparazione nelle specie in questione e che siano in grado di fare una corretta diagnosi microscopica.
Ogni manovra che consista nel visitare, prelevare campioni o eseguire terapie in qualsiasi animale è atto medico e deve essere eseguito da medici veterinari.
La diagnosi di acariasi respiratoria non è altrettanto semplice vista la collocazione interna nel corpo degli animali di questi parassiti. Il sospetto si formula sulla scorta dei sintomi clinici. Un primo tentativo di evidenziare il parassita si può fare trans-illuminando la trachea. Questa manovra consiste nel bagnare le piume del collo in modo da poter osservare la trachea e osservarne il contenuto ponendo dalla parte opposta rispetto allo sguardo dell’osservatore una fonte di luce puntuale ma potente (come le penne torcia spera uovo). In questa maniera se si è molto fortunati si possono osservare dei piccoli puntini neri che si muovono lentamente all’interno del lume della trachea. Questo acari vivono nell’apparato respiratorio ma quando l’animale deglutisce il suo espettorato il parassita e le sue uova possono transitare attraverso l’apparato digerente e finire nelle feci. Se si ha fortuna quindi e si intercetta una di queste fasi di eliminazione la diagnosi è possibile farla anche attraverso l’esame delle feci tramite osservazione al microscopio delle deiezioni.
Queste diagnosi sono di supporto al sospetto basato sui sintomi degli animali, ma vorrei spendere una parola circa l’utilità dell’esame delle feci nella diagnosi precoce di acariasi. Nel periodo invernale, ovvero quando le acariasi non sono manifeste, in occasione dei caratteristici “esami precova” che noi veterinari consigliamo vivamente di fare ogni anno, è possibile fare diagnosi di acariasi attraverso il classico esame delle feci per sedimentazione e flottazione. Con questo esame si possono osservare gli acari o le loro uova facendo diagnosi precoce di acariasi in allevamento.
Questa diagnosi precoce consente di metter in atto trattamenti mirati prima della stagione riproduttiva, evitando le brutte sorprese nel pieno del periodo più delicato dell’allevamento.

Trattamenti contro gli acari:

Combattere gli acari è difficile ma non impossibile. Sentiamo spesso gli allevatori rincorrere la “molecola giusta”, quella che risolve e che non lascia scampo agli acari, ma la realtà non è così semplice.
Nella lotta agli acari abbiamo già molecole molto efficaci anche tra farmaci relativamente datati e a libera vendita nei negozi di prodotti per animali. Il problema non è il farmaco ma come e quando e per quanto tempo viene utilizzato!
I farmaci funzionano ma vanno usati nella giusta maniera!
La lotta agli acari passa attraverso due fasi importantissime: l’eliminazione dei parassiti dagli animali e sopratutto dall’ambiente nel quale vivono gli uccelli.
Eliminare gli acari dai soli animali può essere sufficiente in caso di acari che passano tutta la vita sugli ospiti come ad esempio nel caso degli acari respiratori, degli acari rogna e nel caso di alcuni mallofagi. E’ invece assolutamente insufficiente nel caso degli acari che resistono bene nell’ambiente, come ad esempio per gli acari ematofagi (acaro rosso) ed alcuni mallofagi. In questi due ultimi casi dobbiamo sempre associare una lotta ambientale ai trattamenti diretti sugli animali.
Alto concetto molto importante è che i farmaci a nostra disposizione sono molto efficaci sui parassiti adulti ma non hanno nessuna azione nei confronti delle uova del parassita. Ecco perchè l’allevatore ha la sensazione che appena fatto il trattamento gli animali sembrano stare meglio ma dopo 10-15 giorni il problema di ripresenta. E’ normale se ci si limita ad un solo trattamento! Dobbiamo aspettarcelo e prevenire questo fenomeno! Sono le uova che sono rimaste dal precedente trattamento che si sviluppano e diventano adulti infestanti e danno la sensazione di impotenza a chi dopo pochi giorni vede l’allevamento ancora pieno di bestioline che corrono.
Quindi sulla scorta di questa informazione il trattamento sia sugli animali che ambientale andrà ripetuto con cadenza diverse secondo il periodo dell’anno (temperatura) e prescrizione veterinaria ma che si aggira circa su un tempistica di 7/15 giorni per almeno 3 volte.

Prevenire l’infestazione da acari:

Qualsiasi trattamento andrà svolto su consiglio e sotto controllo del veterinario, ma per prima cosa è necessario porre attenzione alla prevenzione.
Eseguire di prassi la quarantena per gli uccelli appena acquistati o di rientro dalle mostre e studiare gli allevamenti in modo da ridurre la possibilità che gli acari trovino facili ripari.
Tutto l’allevamento dovrà essere essenziale e facilmente pulibile e disinfettabile, costruito con materiali non porosi (sconsigliabili le strutture in legno, da preferire quelle in muratura o metalliche o plastiche) e con gabbie siano staccate di almeno 5 cm dai muri. Sono sempre preferibili i posatoi pieni (di legno o materiale plastico) che possono essere disinfettati una volta alla settimana lasciandoli una notte in acqua e ipoclorito di sodio. Di fondamentale importanza sono le reti antipassero e le zanzariere da porre sulle aperture dell’allevamento (bocchette di ventilazione, finestre, porte), al fine di ridurre il rischio di ingresso di uccelli o altri animali selvatici. L’igiene e la pulizia dell’allevamento dovranno sempre essere molto curate, in tal modo si potranno prevenire le infestazioni da acari con ciclo ambientale e ci si potrà accorgere immediatamente della loro eventuale presenza, evitando che la situazione degeneri in una infestazione massiva.
Non disinfettare o fare trattamenti “sullo sporco”!
Per prima cosa usare “olio di gomito” ed una aspirapolvere potente per rimuovere dall’allevamento la sporcizia più grossolana e solo dopo aver tolto polvere, penne, semi caduti al suolo, ecc. fare trattamenti mirati.
Una buona prevenzione si basa anche su trattamenti antiparassitari periodici, da eseguire su tutti i soggetti ove vi sia il rischio di contagio, o sui soli soggetti appena acquistati o di rientro da mostre o fiere. Almeno due volte all’anno andrebbero trattati con specifico prodotto antiparassitario ambientale tutte le strutture dell’aviario e le pareti dopo aver allontanato gli animali.
Segnaliamo che oltre ai classici prodotti da spruzzare sono poco utilizzate ma molto utili le bombolette a rilascio totale di principio attivo per trattare ambienti difficili. Sono dei trattamenti venduti sotto forma di bomboletta che una volta azionata si svuota completamente e sotto forma di gas antiparassitario si insinua in ogni pertugio della stanza. Il trattamento è tossico per persone e animali e va fatto solo in stanze chiuse ermeticamente e senza uccelli e seguendo scrupolosamente le indicazioni riportate dal produttore.

Prodotti più utilizzati per i trattamenti:

I prodotti più utilizzati sugli animali possono essere suddivisi tra: antiparassitari esterni (rimangono sulla pelle e non vanno all’interno dell’animale) e antiparassitari endectocidi (vanno in circolo ed uccido sia gli acari esterni sia quelli interni).
Il prodotto ad azione esterna più conosciuto è il Fipronil, quello sistemico la Ivermectina diluita in glicole propilenico.
Il trattamento degli acari della rogna e degli acari respiratori viene in genere eseguito con applicazioni topiche o con l’assunzione orale di una soluzione di glicole propilenico ed Ivermectina. La medesima soluzione può essere utilizzata per gli acari mallofagi ed ematofagi, anche se ha una durata d’azione piuttosto limitata di soli pochi giorni. Per il trattamento degli acari esterni esistono prodotti a base di Fipronil, Imidacloprid , Selamectina o Moxidectina realizzati per cani e gatti, ma applicabili anche sugli uccelli se opportunamente dosati.
Questi prodotti hanno una durata d’azione nettamente maggiore rispetto alla Ivermectina, quantificabile per alcune molecole in circa 20-30 giorni.
Tutte queste molecole non sono state studiate in maniera specifica per le specie in questione ed il loro utilizzo si basa sulla pratica clinica e sull’estrapolazione di esperienze di campo. Vanno quindi sempre fatte delle prove su pochi soggetti prima di trattare tutto l’effettivo e anche in questo modo non è possibile escludere possibili effetti collaterale derivanti dall’utilizzo di molecole non registrate in queste specie animali.
Per la disinfestazione ambientale vengono impiegati prodotti a base di Piretroidi od Organofosforici e Carbamati da utilizzare per la disinfestazione dell’allevamento previa rimozione degli animali dall’aviario. L’operatore deve proteggersi con mascherina e guanti e non deve entrare in contatto con gli insetticidi.
Queste disinfestazioni possono essere effettuate annualmente o in caso di infestazione manifesta. Un piccolo appunto va fatto sui nidi, dove si possono applicare delle soluzioni spray di Fipronil che se spruzzate al di sotto del nido permettono di controllare gli acari senza toccare i nidiacei sfruttando i vapori del prodotto.
I nidiacei non vanno mai trattati direttamente ed i prodotti antiparassitari vanno applicati dopo i 2 mesi di vita nei piccoli uccelli ornamentali.
Attraverso l’utilizzo di questi prodotti associati si ottengono in genere ottimi risultati debellando i parassiti ma, come speso accade, anche in questo caso la diagnosi precoce è molto utile per poter intervenire presto, su infezioni di piccola entità e facilmente gestibili senza sforzi esagerati.
Anche con gli acari quindi prevenire è meglio che curare!

Articolo originale www.veterinaricasalesulsile.com per gentile concessione del

dr. Diego Cattarossi
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Fai da te, nido a doppia camera su pannello

Nido a doppia camera su pannello laterale della gabbia

Questo tutorial può essere utile per quelli che come me, hanno gabbie da cova con gli sportellini frontali e le pareti laterali della gabbia in plastica piena, e non vogliono sottrarre spazio alla coppia all’interno della gabbia, l’operazione consiste nel sostituire uno dei pannelli laterali in plastica con un pannello in legno di compensato della stessa misura del pannello originale e dopo avere creato il foro per consentire l’accesso al nido che risulterà esterno, andrà verniciato con vernice lucida all’acqua, in modo da non essere dannosa sia per le esalazioni, sia nel caso di ingestione.

Materiale necessario per la realizzazione:

2015-04-14 12.20.29

 

 

 

 

 

n.1 pannello di compensato spessore da mm. 8
cm. 29,3 x 32,0 (misure da adattare a seconda del pannello in plastica da sostituire) più n.3 pezzi da cm 29,3 x 1,0 da applicare al pannello, nel mio caso per riprodurre i binari in plastica che consentono di sostenere sia la griglia del cassetto del fondo che per bloccare il pannello stesso alla gabbia;

2015-04-15 12.47.192015-04-15 12.47.39

 

 

 

 

 

2015-04-15 12.48.03

 

 

 

 

 

 

costruzione nido doppia camera utilizzando sempre compensato da mm.8:
n.1 cm. 12,8 x 21,0 (fondo)
n.1 cm. 11,8 x 21,0 ( coperchio)
n.1 cm. 13,0 x 21,0 (retro)
n.2 cm. 11,4 x 12,2 (laterali)
n.1 cm. 12,2 x 7,5 (pianerottolo)
n.2 cm. 4,0 x 12,2 (sostegni pianerottolo)
n.1 cm. 12,2 x 7,0 (laterale pianerottolo)
n.2 cm 19,4 x 1,0 (listelli sotto coperchio)
n.2 pezzi di tondino diametro cm 0,8 x 6,0 trespolino per accesso nido)
n.2 cerniere ottonate cm. 3,0 x 2,0 (preferibilmente con viti per il fissaggio)
n. 20 viti da mm.18,0

10 motivi per partecipare ad una mostra

Le mostre ornitologiche sono dei raduni espositivi e competitivi di uccelli ornamentali. La maggior parte delle mostre è organizzata in una o più giornate dedicate al giudizio dei soggetti esposti e una o più giornate dedicate allo scambio di soggetti e alla semplice esposizione dei propri beniamini. A questi appuntamenti non possono mai mancare tutti gli addetti ai lavori, ovvero tutta quella grande quantità di figure professionali come le ditte produttrici di mangimi, attrezzature, gabbie, ditte di farmaci e parafarmaci e integratori, negozianti e commercianti, veterinari aviari e redatori delle riviste del settore che rappresentano per così dire “l’indotto” della nostra passione ornitologica.

Locandina Reggio Emilai 2014
Locandina Reggio Emilia 2014

L’Italia occupa un posto preminente nel mondo ornitologico per l’unanime plauso che le nostre mostre ottengono ogni anno per numero di ingabbi (soggetti presentati a concorso) e per gli aspetti logistici molto collaudati e ben funzionanti. La mostra che si tiene ogni anno a Reggio Emilia, solo per fare un esempio, è forse la mostra ornitologica più frequentata al mondo per numero di visitatori e di uccelli esposti.
Le mostre ornitologiche si svolgono alla fine dell’estate, di solito tra l’autunno ed l’inverno. Per chi ha la travolgente passione per l’ornitologica questa stagione è una “primavera al contrario”, perché i frutti di un anno di sacrifici ed impegno si vedono solo adesso con l’esposizione dei nostri migliori soggetti.

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